Numero 5 – 2021

Editoriale

Relazione tra volumi di attività ed esiti dell’assistenza ospedaliera: evidenze epidemiologiche a supporto del processo di revisione del Decreto Ministero della Salute 2 aprile 2015 n. 70

Il Decreto del Ministero della Salute 2 aprile 2015 n.70 ha rappresentato in questi anni un riferimento cruciale nella riorganizzazione dei servizi, a sostegno della qualità e della sicurezza delle cure. In particolare, nel decreto vengono riportate le soglie di volume per una serie di ambiti nosologici e procedure diagnostico-terapeutiche, a garanzia di migliori esiti di salute. Si prevede inoltre che tali soglie siano sottoposte a periodici aggiornamenti, sulla base delle più recenti conoscenze scientifiche.

In questa prospettiva, il presente lavoro intende valutare la presenza di correlazioni statistiche tra volumi di attività ed esiti dell’assistenza ospedaliera, limitatamente ad alcune condizioni cliniche e procedure terapeutiche per le quali sono disponibili specifici indicatori nell’ambito del Programma Nazionale di valutazione degli Esiti.

Per ciascuna condizione o procedura è stata analizzata la relazione volume-esito per polo ospedaliero, mediante algoritmo di Levenberg-Marquardt (software: XLSTAT); l’esistenza di punti di svolta è stata valutata attraverso l’uso di modelli segmentati (software: R- Package ‘segmented’).

L’ impatto della pandemia SARS COV-2 sulla spesa farmaceutica convenzionata e sull’utilizzo dei farmaci. Analisi dei consumi farmaceutici in una Azienda Sanitaria di Roma

La spesa farmaceutica territoriale convenzionata rappresenta un indicatore diretto di consumo e può essere interpretato, in prima approssimazione, come indicatore indiretto di bisogno di salute.

Indica la spesa riferibile ai farmaci rimborsabili di fascia A, al lordo o al netto delle quote di partecipazione alla spesa a carico degli assistiti, distribuiti attraverso le farmacie pubbliche e private convenzionate (spesa farmaceutica convenzionata).

La spesa farmaceutica ha costituito fino al 31.12.2020 il 7,85% del Fondo Sanitario Nazionale (FSN) [1]e rappresenta una voce oggetto di continuo monitoraggio in virtù dell’applicazione dei principi di appropriatezza prescrittiva, del buon uso delle limitate risorse, e della necessità di ridurre e contenere la spesa sanitaria assicurando al contempo una adeguata assistenza ai cittadini.


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I vaccini coniugati quadrivalenti contro i meningococchi ACWY

Le malattie invasive da meningococco (MIM) sono causate da 6 sierogruppi del batterio Neisseria meningitidis (A, B, C, W, X e Y), sono fra le più gravi malattie infettive prevenibili con la vaccinazione, caratterizzate da un elevato tasso di letalità e rischio di sequele permanenti.

Nel mondo l’incidenza delle MIM è generalmente bassa con differenze per regioni e gruppi di età. Il rischio aumenta in condizioni di sovraffollamento o in caso di viaggi in zone endemiche.

I primi vaccini prodotti utilizzando antigeni della capsula polisaccaridica hanno dimostrato una buona efficacia protettiva, ma di breve durata. La coniugazione degli antigeni con proteine ha permesso di ottenere una risposta anticorpale più duratura verso 4 sierogruppi: A, C, W, Y. Attualmente sono disponibili quattro vaccini coniugati quadrivalenti ACWY, tre dei quali approvati in Europa, che hanno mostrato elevata immunogenicità e sicurezza. Il più recente è il vaccino MenACYW-TT coniugato al tossoide tetanico, approvato nel 2020 negli USA e autorizzato in Europa per l’immunizzazione di soggetti a partire dai 12 mesi di età.

L’attività del Dipartimento di prevenzione ASFO nella gestione dei casi confermati di Covid-19 nelle scuole del territorio pordenonese

La pandemia da SARS-Cov-2 esplosa nel 2020 ha determinato una chiusura di portata eccezionale delle scuole che ha coinvolto almeno 188 paesi nel mondo lasciando a casa più del 90% dei bambini. Questo evento ha escluso bambini e ragazzi dall’opportunità di imparare, socializzare, sperimentare e ha aumentato la dispersione scolastica. Alla luce di queste premesse, nel corso dei mesi estivi del 2020 l’Azienda sanitaria Friuli Occidentale (AsFO) ha deciso di costituire un gruppo di lavoro per accompagnare gli istituti scolastici nella prevenzione e contenimento della diffusione del contagio da SARS-CoV-2 nel corso dell’anno scolastico 2020-21, con l’obiettivo di garantire il diritto allo studio e favorire l’attività didattica in presenza nelle massime condizioni di salute e sicurezza. La realtà scolastica del pordenonese è costituita da 40 Istituti Comprensivi per un totale di circa 206 plessi scolastici di ogni ordine e grado (pubbliche, paritarie e private). In totale la popolazione scolastica locale risulta essere di circa 33.000 alunni e 4.000 unità di personale scolastico (docenti, ATA, ecc…).

Abitudini, stili di vita e socialità: una cluster analysis di studenti universitari italiani

L’analisi dei determinanti della salute nella popolazione studentesca può essere utile ad accrescere la consapevolezza dei corretti stili di vita nelle giovani generazioni. La selezione di specifici marker biomedici, quali gli advanced glycation end products (AGEs), assieme all’analisi dei comportamenti sociali può essere di aiuto nella valutazione delle scelte di stili di vita.

Un questionario, contenente una sezione anamnestica, una di valutazione del grado di attività fisica e una dedicata ai parametri sociologici, è stato sottoposto a 110 studenti di due atenei italiani, selezionandoli tra le Facoltà di Scienze Motorie e la Facoltà di Medicina. Inoltre, gli studenti reclutati per lo studio sono stati sottoposti all’analisi dei livelli di AGEs tramite test dell’autofluorescenza cutanea.

L’analisi dei dati tramite clusterizzazione non gerarchica ha permesso di identificare due gruppi di studenti: il gruppo 1 caratterizzato principalmente da soggetti maschili della Facoltà di Scienze Motorie con stile di vita attivo e rapporti affettivi familiari distaccati; il gruppo 2 prevalentemente composto da soggetti femminili della Facoltà di Medicina con stile di vita maggiormente sedentario e relazioni affettive stabili.

L’ossimoro delle “Malattie rare” può diventare un problema di Sanità pubblica?

“La recente approvazione del testo unico sulle malattie rare da parte dei due rami del Parlamento (Disposizioni per la cura delle malattie rare e per il sostegno della ricerca e della produzione dei farmaci orfani) richiama l’attenzione degli operatori di Sanità pubblica su una materia vasta e disomogenea come la ricerca, la diagnosi e il trattamento delle malattie rare. La disponibilità di un testo di legge, anche se devono seguire i decreti attuativi per rispondere alle necessità concrete dei malati e delle loro famiglie, è comunque uno strumento essenziale nella “cassetta degli attrezzi” degli operatori in quanto «dai documenti storici più antichi a quelli contemporanei si hanno prove del ricorso ad atti normativi non solo nei momenti di emergenza (gestione delle epidemie) ma anche nell’organizzazione e il controllo della vita quotidiana sempre in nome e per conto della salute collettiva”


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