«E debbesi considerare come non è cosa più difficile a trattare, nè più dubbia a riuscire, nè più pericolosa a maneggiare, che farsi capo ad introdurre nuovi ordini. Perché l’introduttore ha per nimici tutti coloro che degli ordini vecchi fanno bene; e tepidi difensori tutti quelli che degli ordini nuovi farebbono bene; la qual tepidezza

nasce, parte per paura degli avversari, che hanno le leggi in beneficio loro, parte dalla incredulità degli uomini, i quali non credono in verità le cose nuove, se non ne veggono nata esperienza ferma».

Niccolò Macchiavelli. Il Principe, Capitolo VI, De’ Principati nuovi, che con le proprie armi e virtù si acquistano. 1513

Nel precedente Editoriale (La pandemia da Coronavirus motivo di “collasso” (burnout) dei professionisti della Sanità pubblica, IgSanPubl n° 3/2020) si constatava, pur con tutte le giustificazioni del caso, il «fallimento riguardante ambedue le aree della Sanità pubblica: tutela della salute (diffusione dei contagi) e sistema di servizi sanitari (approntamento delle risorse assistenziali)». Le ricadute socio-economiche conseguenti alle misure per circoscrivere – in nome e per conto della Salute pubblica – i contagi (primo caso di confinamento dell’intera nazione) sono state tali da richiedere straordinarie risorse finanziarie (sollecitate e messe a disposizione dalle Autorità Europee) da impiegare non solo in obblighi riparativi ma ritenute anche utili per proporre, sfruttando l’occasione favorevole, una serie di riforme ordinamentali e persino un nuovo modello di sviluppo, oltre che ambientale anche sociale, per assicurare alla popola- zione un futuro migliore. Occasione che poggia sulla accresciuta sensibilità della gente al pericolo pandemico che la predispone ad accettare grandi sacrifici pur di assicurare maggiore sicurezza e bendi- sposta agli investimenti in sanità.


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